Una storia, tante storie (parte 3)


Los Angeles, i Giochi della ripicca, dei contro-boicottaggio: a Mosca era stato l'Occidente a dire no, stavolta la Russia trascina alla diserzione il blocco socialista. Ma gli assenti hanno sempre torto e quando un atleta sale sui gradino più alto del podio ci si dimentica alla svelta di chi non c'era. Così succede quando Alberto Cova domina i 10.000 metri e fa il tris dopo titolo europeo e mondiale, quando Alessandro Andrei lancia il peso più lontano di tutti, quando Gabriella Dorio mette if suo sigillo sui 1500, seppure orfani delle imbattibili russe. L'atletica azzurra conquista anche un argento con Sara Simeoni, oltre a tre bronzi pesanti: quello di Giovanni Evangelisti nel lungo di Lewis e quello dei marciatori Sandro Bellucci e Maurizio Damilano. Cosa di meglio per drogarci di atletica, per stimolare i ragazzi a venire tutti i giorni al campo, per vedere i prati stracolmi di atleti anche con la neve e la pioggia, per riempire le piste il giorno delle gare. Anche a Roveilasca l'effetto Olimpiadi lascia il segno. Gli atleti sono sempre più numerosi e la società continua a mietere successi. Nell'84 Sergio Taverriti si conferma come uno dei più promettenti giovani velocisti italiani, Riccardo Airoldi fa faville nel mezzofor)do, Elena Fiammenghi si fa onore nei 100 ostacoli. E il settore Master raccoglie le prime soddisfazioni, con Angelo Ballerini argento nella marcia ai Tricolori sui 20 km. Ma arriva anche un titolo italiano: lo conquista, nel quadruplo Cadetti, Marco Zanon, che realizza anche la miglior prestazione-italiana di sempre al limite dei 15 anni.

Che rabbia, però: i titoli italiani potrebbero essere addirittura due, se al traguardo dei 110 ostacoli Allievi un misero centesimo di secondo non separasse Mauro Re dal veronese Todeschíni. U.atleta alienato da Flavio Alberio è protagonista di una stagione esaltante, coronata con un 14"2 manuale che eguaglia il primato italiano di categoria.Mauro è un ragazzo un po' timido, però è sorretto da doti fisiche notevoli. Potrebbe primeggiare ovunque, ma tra gli ostacoli si trova più a suo agio e insiste su questa strada.Fa bene, perché negli anni a seguire raccoglierà risultati importanti. Beh, tanto per cominciare nella stagione successiva, seppure al debutto tra gli Juniores, è due volte quarto nella rassegna tricolore di categoria, sia rndoor che all'aperto. Ma nell'86 il titolo dei 110 è suo e con quello arriva anche la maglia azzurra per la prima edizione dei Mondiali juniores: ad Atene si ferma in batteria, ma è già importante essere lì, a restare incantato di fronte a quello che diventerà il numero uno mondiale degli anni 90, il gallese Colin jackson, e ad ammirare da vicino altri futuri fenomeni, tra cui un certo Sotomayor. L'AtIetica Rovellasca sfoggia con orgoglio la maglia azzurra e quella tricolore dei suo campioncino. Peccato che queste gioie cadano proprio nell'anno in cui Moltrasio appende prematuramente le scarpe al chiodo: non ha ancora 23 anni, nell'85 è stato il quarto italiano sui 100 e il sesto sui 200, i tecnici continuano a riporre in lui grandi speranze, anche perché il talento dei ragazzo non si discute. Ma in lui forse brucia ancora l'esperienza negativa di Formia, l'occasione olimpica sfumata. Insomma, gli stimoli vengono meno ed Emilio preferisce concentrarsi di più sugli studi e pensare alla laurea in scienze politiche, anche perché l'azienda di famiglia lo attende al posto di comando al fianco del padre. Dalla manica l'Atletica Rovellasca estrae però contemporaneamente un altro asso della velocità. Classe innata e fisico meraviglioso fatto apposto per correre, Sergio Taverriti è seguito, come Re, da Flavio Aberio. Nelle categorie minori ha una marcia in più: in Lombardia già da cadetto non ha rivali, in Italia è sempre sul podio e anche in maglia azzurra lascia il segno. Il suo giorno dei giorni arriva il 4 ottobre 1987, quando a Grosseto domina i 400 ai campionati italiani juniores, correndo in 47"84 e lasciando il primo degli avversari ad oltre mezzo secondo. Alla fine della gara ha un misto di gioia e di rabbia: con quel tempo, due mesi prima sarebbe entrato tranquillamente in finale agli Europei juniores di Birmingham, dove invece era stato il primo degli esclusi. Le potenzialità di Taverriti sono enormi. Ma anche lui per sfondare, per poter fare atletica a tempo pieno, non può restare in una società di provincia, che continua a vivere di quote sociali e di piccoli aiuti. Dovendo inoltre assolvere agli obblighi di leva, scontato arriva il passaggio a un gruppo sportivo militare, come era già stato per Moltrasio. E anche per Ruggero Corti, finito alle Fiamme Gialle senza avere troppa fortuna sportiva ma se non altro con un posto di lavoro pronto per il futuro. Nell'88, quindi, Taverriti approda nei Carabinieri, dove raggiunge l'amico Re, arrivato nella Beneamata l'anno prima. le strade dei due allievi di Alberio tornano dunque a incontrarsi, tuttavia il loro destino non sarà lo stesso: Mauro continuerà a essere uno dei migliori ostacolisti italiani e avrà modo di cavarsi ancora delle belle soddisfazioni, inseguirà e sfiorerà l'Olimpiade, inseguirà e vincerà il titolo italiano assoluto; Sergio, per vari motivi (non ultimi gli infortuni), scivolerà pian piano nell'anonimato. Succede, fa parte del gioco, nello sport e nella vita. Resta però il ricordo di un atleta che da giovane correva forte. Eccome se correva forte...

1989, vent'anni. Vent'anni dopo Città dei Messico, i Beatles, le contestazioni, gli attentati. Sembra davvero tutta un'altra era. E in effetti lo è. Anche l'Atletica Rovellasca è cambiata tanto. Dei ragazzi dei '69 è rimasto il solo Alberio. Già, proprio lui, quello che non aveva tanta voglia di alienarsi, che sembrava disinteressato all'atietica. Invece è ancora lì, in mezzo ai ragazzi, a spiegare loro/ con la stessa passione e competenza sempre più crescente, come si fa a correre più veloci,a saltare più lontano, a non abbattere gli ostacoli. Nel frattempo l'Atletica Rovellasca si è ritagliata uno spazio importante, anche oltre i confini regionali, e la stessa dirigenza inizia ad avere un certo peso politico in ambito federale. Certo, l'effetto calamita di qualche anno prima, quando la nuova pista aveva attirato frotte di ragazzi, pian piano si dissolve. Il calo demografico ma soprattutto la concorrenza con gli altri sport si fanno sempre più sentire e addio grandi numeri: il reclutamento, anche nei paesi limitrofi, diventa sempre più difficile. Comunque non ci si scoraggia, anche perché si continuano a raccogliere soddisfazioni. A salire in cattedra, oltre agli atleti dei settore Master, ora sono soprattutto le ragazze. Vanessa Maiocchi si mette in evidenza nel lancio dei giavellotto ed è due volte seconda ai campionati italiani Allieve. nel '91 e nel '92. Silvia Alberti, che pure eccelle nel giavellotto, sempre nel '92 stabilisce la miglior prestazione italiana Cadette di tetrathlon. Intanto il salto in lungo rivela una ragazza dalle caviglie esplosive, che subito in molti indicano come la futura primatista italiana. Che Silvia Pelonero abbia grandi doti non ci vuole molto a capirlo, basta vederla saltare. Però è sempre azzardato sbilanciarsi in simili previsioni con i giovani, la strada che porta al successo è lunga, piena di imprevisti. Lo sa bene Alberio, che infatti getta acqua sul fuoco delle aspettative pur sapendo di avere tra le mani un talento. Un talento che a 14 anni salta già a 5.60 e trionfa ai Giochi della Gioventù, a 15 vince il titolo italiano Allieve, a 16 sfiora il record italiano di categoria atterrando a 6.16. 1 suoi exploit stimolano anche le compagne di squadrai. ,Con lei, Silvia Perego, Loredana Sala e Silvia Alberti, l'Atletica Rovellasca conquista il secondo posto ai campionati di società Allieve di prove multiple ed è il miglior risultato di squadra di sempre. Le stesse atlete fanno incetta di titoli regionali, unitamente alle lanciatrici Ilaria Lamparelli e Barbara Moltrasio, alla quattrocentista Isabella Farina, alla marciatrice Daniela Gabaldi. Proprio sul più bello, però, ecco il temuto imprevisto. Durante una seduta in palestra, Silvia s'infortuna seriamente a una caviglia. Per un saltatore le caviglie sono tutto: è come se un tennista si fratturasse un polso o un lanciatore si rompesse una spalla. Si consultano gli specialisti, l'intervento chirurgico appare indispensabile. La decisione, come sempre in questi casi, non , è facile, anche perché non si può sapere a priori come andrà a finire. Comunque si opta per l'operazione. La ripresa è lenta, dura quasi un anno. Silvia finalmente torna a saltare, torna anche a vincere, si laurea campionessa italiana juniores indoor, ma nonostante l'impegno non è più la stessa cosa. Nel frattempo le compagne continuano a farsi onore. L'1 luglio 1995, a Cesenatico, Rossella Farina, ventenne velocista cresciuta nel Triangolo Lariano, è terza nei 100 agli Assoluti e conquista il posto nella staffetta azzurra per i Mondiali di Goteborg. E' la prima volta dell'Atletica Rovellasca nella rassegna iridata, ma Rossella in Svezia non ha fortuna: il quartetto italiano è squalificato per cambio irregolare. -Si consola il mese dopo sulla pista di Pescara vincendo il titolo tricolore Promesse a mani basse, ma li conclude anche la sua breve parentesi con la maglia rossoblù, durata solo una stagione, e passa alla Snam.

Ed eccoci ai giorni nostri. Giorni che continuano a essere carichi di soddisfazioni, di vittorie individuali e di squadra, a tutti i livelli. la presenza rossobIu sul podio più alto nei campionati provinciali e regionali è una costante fissa, oseremmo dire di routine. In pista, ma pure su strada e nei cross. E non solo a livello giovanile. Anche le finali nazionali e le maglie azzurre sono ormai diventate frequenti. A dare maggior soddisfazione sono naturalmente quelle che arrivano in un certo senso inaspettate. Come avviene il 14 giugno '97 a Grosseto, dove Isabella Farina, ragazza di Erba cresciuta nell'Unione Sportiva San Maurizio, tira fuori dal suo repertorio una gara perfetta e va a vincere al fotofinish il titolo italiano juniores dei 400, legittimandolo il mese dopo con il secondo posto nel triangolare under 19 Italia-Spagna-Ungheria e con il decimo agli Assoluti di Milano, dove con 55"66 fa segnare il miglior tempo stagionale della sua categoria. intanto, alle sue spalle, si fanno largo Fabrizio Schembri e Micol Cattaneo. Fabrizio eccelle nel salto in alto, ma anche nel triplo ci sa fare, al punto che gli bastano poche gare per ritrovarsi ai vertici nazionali; Micol, invece, brilla negli ostacoli, nella velocità e nei salti, in virtù di doti fisiche indiscutibili e di un'ottima tecnica. Il 1998 è per entrambi un anno d'oro. Vincono il titolo tricolore Allievi con prestazioni di assoluto valore ed è la prima volta che l'Atletica Rovellasca mette a segno una doppietta in un campionato italiano. Partecipano ai Giochi Mondiali della Gioventù, a Mosca, dove Fabrizio è medaglia d'argento con un gran salto a 2.12. Micol va anche alle Gymnasiadi di Shangai ed entra in finale sempre nei suoi 100 ostacoli.L'inverno sorride ancora ai due "ragazzini terribili", soprattutto a Micol, che si conferma numero uno sugli ostacoli tra le Allieve, vince anche il titolo di pentathlon, poi è finalista agli Assoluti. La stagione all'aperto, che si apre con la miglior prestazione italiana under 17 sui 150, è ancor più esaltante. La ragazza di Rovellasca è quarta in finale nei 100 ostacoli e medaglia d'argento nella 4x100 alle Giornate Olimpiche della Gioventù Europea in Danimarca, partecipa alla prima edizione dei Mondiali under 18 in Polonia, rivince il titolo italiano di categoria. Schembri, dal canto suo, paga un po' lo scotto dei primo anno tra gli juniores, ma nel salto in alto è pur sempre secondo ai campionati italiani indoor e chiude la stagione con un ottimo 2.16, mentre nel triplo centra il minimo per gli Europei di Riga, per i quali, però, non viene convocato. La stagione del trentennale porta poi due titoli italiani juniores per merito della giavellottista Alessia Cattaneo e il bilancio è dunque tra i più brillanti in assoluto nella storia dell'Atletica Rovellasca. Ma il 1999 porta anche uno dei momenti più tristi di questi trent'anni. Il 16 giugno, mentre i suoi compagni sono al campo ad allenarsi per preparare i primi obiettivi importanti, muore improvvisamente a 22 anni Isabella Farina, la ragazza dal bel sorriso e dai lunghi capelli, la ragazza che proprio tre anni prima, alle soglie dell'estate, sotto il sole caldo della Maremma, aveva conosciuto il giorno più bello della sua breve e promettente carriera. La si ricorderà per sempre così, sorridente sul podio di quel campionato italiano vinto a sorpresa, col rumore degli applausi in sottofondo.




Una storia, tante storie (parte 1)

Quell'anno aveva cambiato il mondo e l'Italia come nessun altro, anche se questo lo avremmo scoperto dopo. Quell'anno, spartiacque tra due ere così vicine e così lontane, quell'anno che aveva battezzato una generazione, ci aveva travolto con i suoi eventi, le sue novità, le sue tragedie. Proprio una tragedia lo aveva inaugurato: la notte dei 15 gennaio un violento terremoto aveva sconvolto la valle dei Belice, nel cuore della Sicilia, facendo 236 vittime e lasciando oltre cinquantamila persone senza una casa, purtroppo per molti anni. Ma altri grandi drammi si erano poi succeduti. Il 4 aprile a Memphis, nel Tennessee, era stato ucciso Martin Luther King, il pastore battista leader per i diritti civili della minoranza nera, scatenando la violenta protesta degli americani di colore. Due mesi più tardi, a Los Angeles, il candidato alla presidenza degli Stati Uniti, Robert Kennedy, fratello dei defunto presidente John Fitzgerald, era stato a sua volta assassinato. Il 20 agosto i carri ar... - continua a leggere...

Una storia, tante storie (parte 2)

Nel suo piccolo il 1973 è un anno storico anche per per l'Atletica Rovellasca, perché si festeggia il primo lustro di vita: è un traguardo importante, la vincita di una scommessa giocata cinque anni prima, tra l'incredulità e lo scetticismo di molti cittadini rovellaschesi, che guardavano sbigottiti quei ragazzini in pantaloncini e canottiera correre per le strade dei paese. Nonostante le difficoltà economiche, la società, stimolata anche dall'ingresso di tanti nuovi atleti, è presente a tutte le principali manifestazioni dei calendario regionale: da Pavia a Metanopoli, dall'Arena al XXV Aprile, non c'è gara in cui i colori rossoblù non siano rappresentati. Il quinto anno di attività vede emergere alcuni elementi di indubbie qualità, a cominciare da Patrizia Rebolini che primeggia nella velocità, arrivando a correre i 60 in 8' netti, tempo di valore nazionale e a tutt'oggi primato sociale. Al termine della stagione, un opuscolo senza troppi fronzoli celebra il quinquennale. Vengono r... - continua a leggere...

Una storia, tante storie (parte 3)

Los Angeles, i Giochi della ripicca, dei contro-boicottaggio: a Mosca era stato l'Occidente a dire no, stavolta la Russia trascina alla diserzione il blocco socialista. Ma gli assenti hanno sempre torto e quando un atleta sale sui gradino più alto del podio ci si dimentica alla svelta di chi non c'era. Così succede quando Alberto Cova domina i 10.000 metri e fa il tris dopo titolo europeo e mondiale, quando Alessandro Andrei lancia il peso più lontano di tutti, quando Gabriella Dorio mette if suo sigillo sui 1500, seppure orfani delle imbattibili russe. L'atletica azzurra conquista anche un argento con Sara Simeoni, oltre a tre bronzi pesanti: quello di Giovanni Evangelisti nel lungo di Lewis e quello dei marciatori Sandro Bellucci e Maurizio Damilano. Cosa di meglio per drogarci di atletica, per stimolare i ragazzi a venire tutti i giorni al campo, per vedere i prati stracolmi di atleti anche con la neve e la pioggia, per riempire le piste il giorno delle gare. Anche a Roveilasca l'... - continua a leggere...

Trent'anni, sembra ieri...

Quante volte ci capita di dire: sembra ieri... Invece, sono passati magari già dieci anni. Eppure è vero, è proprio così. Lo dico dopo aver riletto il mio intervento sull'opuscolo con cui, nel 1989, celebrammo il ventennale dell'Atletica Rovellasca. Non tanto perché il tempo mi sembra volato (ed è proprio volato, credetemi ... ), quanto perché ciò che scrissi allora potrei ribadirlo oggi, senza cambiare una virgola. Perché continuare ancora - ebbi ' modo di sottolineare - in presenza di una continua lievitazione di spese ormai incomprimibili e in presenza di una crisi di reclutamento solo tecnico, ma anche dirigenziale. Oggi la risposta è la stessa di dieci anni fa. Continuiamo perché siamo animati non solo dalla passione per l'atletica e per lo sport in generale, ma anche "dalla consapevolezza di poter portare un messaggio di competenza ed entusiasmo, di onestà e di dirittura morale". il plurale riguarda il sottoscritto e naturalmente tutte le altre persone - i dirigenti, i tecnici... - continua a leggere...

Grazie Atletica Rovellasca

Avere nove anni e non accorgersi che il mondo stava cambiando. Avere nove anni e vivere serenamente felice: famiglia, scuola, compagni, oratorio, tutti positivi. E poi c'era un Burghé brado, vera palestra di crescita esistenziale. Che cosa vuoi di più? Avevi tutto, poco o tanto che fosse, e non volevi altro. Il pallone era un mezzo (e non ancora un fine): lo giocavi con un po' di serietà nella Victor; lo godevi, in modo sfrenatamente libero, in Burghé. E ti bastavano pochi amici per sentirti un eroe. Poi, pian piano, ti accorgesti che quattro fanatici ti stavano rubando il tuo territorio, eludendo la tua compagnia. Chi correva lungo il perimetro e, ogni tanto, riappariva sempre più sudato; chi buttava palle di gomma o di metallo; chi si slanciava sempre più lontano e chi "volava verso il cielo". Ma si divertivano come noi? A nove anni non potevi capirlo; ma per faticare così tanto, qualche interesse dovevano pur averlo. Qualche anno dopo, però, capisti che il semplice divertimento "s... - continua a leggere...

Il saluto del Coni

L'Associazione Atletica Rovellasca celebra il trentesimo anno di fondazione e nello stesso tempo brinda a trent'anni di successi. La storia dello sport italiano è ricca di vittorie prestigiose, frutto diretto e naturale dell'attività di migliaia. di società sportive, di centinaia di migliaia di dirigenti volontari, e ancor più è ricca di milioni di giovani avviati alla pratica sportiva e alla crescita civile. L'Atletica Rovellasca si inserisce in questo quadro in posizione di vertice provinciale e nazionale e spesso viene portata a simbolo positivo. l'attività sportiva può essere svolta in clima di "mordi e fuggi", di consumo rapido, qualche volta anche con risultati agonistici positivi. Ma non è questo l'associazionismo sportivo, non è questo l'Associazione Atletica Rovellasca, che ha sempre voluto, cosi come tuttora vuole, la crescita dei bambino, dei ragazzo nel consesso civile prima ancora della vittoria. E' per questo che partecipo con gioia alla festa per i trent'anni, feli... - continua a leggere...

Non c'è sport senza agonismo

Trent'anni di atletica a Rovellasca. Trent'anni, una vita! Trent'anni di speranze, soddisfazioni, gioie, ma anche, ed è naturale, di delusioni. Trent'anni di impegno, sacrificio, passione. Trent'anni di lotte, sostenute anche dallo spirito di sopravvivenza ma sempre alimentate da un'inesauribile fiducia. la speranza è l'anima della vita; senza di essa, l'uomo muore, s'imbruttisce, falliscel'obiettivo fondamentale: vivere! Mai più di oggi, in una società moderna cosi 'confusa e spaesata' che pare aver perduto i propri orizzonti e, persino, i punti cardinali di orientamento siano essi umani che civili, occorre aver speranza: negli uomini (che recuperino un corretto orientamento sociale), nei cittadini, nelle istituzioni (che escano finalmente dal loro stato di latitanza), nel buonsenso degli operatori sportivi (che sappiano indicare comportamenti coerenti e formativi). fl mondo dello sport e le associazioni dilettantistiche che ne costituiscono la linfa, sono inseriti (per fortuna) nel... - continua a leggere...

Una Grande Scuola di Vita

C'era una volta un ragazzo che tentava di lanciare il disco, si chiamava Mario Barzaghi. C'era una pedana disegnata per terra sul viale dei parco. I suoi lanci, corti, disegnavano traiettorie particolari, tanto che i rami di alcune piante vicine subivano una potatura involontaria. Mi capitava di passare di lì la sera. E, un po' per salvare le piante un po' per recuperare il disco che per la verità andava un po' storto, ho cominciato a dire a Mario di tirare più piatto: tieni la mano così, il piede così, le spalle più alte... Sono stati questi i miei primi consigli da allenatore, che venivano dai ricordi delle mie esperienze nei primi Giochi della Gioventù, dove nel getto del peso ero arrivato sino alla finale nazionale di Roma. Che fine ha fatto Mario Barzaghi? E' diventato enologo, si interessa di vini, e ha messo su famiglia in Piemonte, dalle parti di Ghemme. In quegli anni il parco era il nostro centro sportivo e i viali erano la nostra pista. Avevamo misurato tutti i giri poss... - continua a leggere...

La mia seconda famiglia

1969-1999: un compleanno da condividere con il sottoscritto, visto che di anni ne ho appena compiuti 32. E più di 20 li ho vissuti in questa "famiglia", la mia seconda famiglia, con la fortuna e la gioia di godere assieme tanti momenfl belli, come quando si andava in pullman ai campionati italiani o alle gare regionali e ogni trasferta era una festa. Da quando ho iniziato, nel '76, l'atletica è stata l'unico "amore" della mia vita sportiva. E più crescevo, più mi piaceva, non ne potevo fare a meno. lo mi accorgo dei tempo che passa solamente quando compio gli anni, o quando li compiono gli altri, o quando mi tornano in mente le gare e le vittorie importanti, o quando gli amici mi ricordano dei titolo italiano vinto nel '95, dei titolo mondiale militare conquistato nell'89, dei campionato italiano juniores dell'86, dei record allievi dell'82, della mia prima maglia di campione provinciale. Quand'era? Mi pare il '78, sì era il '78. Mamma mia, ne è passato di tempo. Ma nonostante ciò, p... - continua a leggere...

Genitori, un anello importante

Nel momento in cui il proprio figlio inizia a praticare uno sport, sorge sempre la preoccupazione che trascuri la scuola, le altre attività e, perché no, anche la famiglia. Ma quando si vede che il proprio figlio raccoglie le prime soddisfazioni, si capisce che il suo sacrificio viene premiato e, allo stesso modo, viene premiata la sua passione. Ed è proprio la passione che lo porta a continuare. Ma se questa passione prevale su quelli che sono i "doveri" di un giovane? La fiducia verso il proprio figlio è fondamentale, affinché si senta responsabile delle sue scelte e sia pronto ad affrontare, anche da solo, alcuni errori. Se la passione per l'atletica è forte, non lo allontanerà dai suoi compiti perché, proprio in quanto passione, si "fonde" omogeneamente con tutti quelli che sono gli stadi della crescita: si, perché praticare uno sport non significa solo sviluppare la muscolatura, ma significa anche maturare. Situazioni positive e negative, nell'ambito sportivo, aiutano a capire ... - continua a leggere...

Psicologia dello sport: 30 anni di evoluzione

Per ovviare alla storica carenza di impianti nelle scuole elementari, all'inizio degli anni 70 un assessore di Torino ricorse a una struttura mobile. Quel camion corredato di tutto punto sembrava un moderno carro di Tespi. Vi sostavano, a pieno carico, materassini e poi ritti, un'asse di equilibrio e qualche pallone, perché i momenti ludici... mai devono mancare. Nelle scuole interessate al progetto la cosa piacque, sembrava che in quel minestrone gli ingredienti ci fossero tutti, e fossero tutti saporiti. Ma la cosa nacque e spar1, a fine anno, senza che nessuno ne lamentasse la scomparsa. In quel medesimo 1971 una legge (la 820) differenziava la scuola fra tempo pieno e tempo definito e poneva il problema dell'insegnante specialista. Si sosteneva da più parti che il docente diplomato all' Isef desse maggiori garanzie perché i contenuti dei suo sapere erano più ampi. Per la prima volta emersero termini orribili (ma di meglio non c'era) come la interdisciplinarietà, per alcuni insegn... - continua a leggere...

  • Una storia, tante storie (parte 1)

  • Una storia, tante storie (parte 2)

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