Una Grande Scuola di Vita


C'era una volta un ragazzo che tentava di lanciare il disco, si chiamava Mario Barzaghi. C'era una pedana disegnata per terra sul viale dei parco. I suoi lanci, corti, disegnavano traiettorie particolari, tanto che i rami di alcune piante vicine subivano una potatura involontaria. Mi capitava di passare di lì la sera. E, un po' per salvare le piante un po' per recuperare il disco che per la verità andava un po' storto, ho cominciato a dire a Mario di tirare più piatto: tieni la mano così, il piede così, le spalle più alte... Sono stati questi i miei primi consigli da allenatore, che venivano dai ricordi delle mie esperienze nei primi Giochi della Gioventù, dove nel getto del peso ero arrivato sino alla finale nazionale di Roma. Che fine ha fatto Mario Barzaghi? E' diventato enologo, si interessa di vini, e ha messo su famiglia in Piemonte, dalle parti di Ghemme.

In quegli anni il parco era il nostro centro sportivo e i viali erano la nostra pista. Avevamo misurato tutti i giri possibili e sul viale Trieste (che era il più dritto, ma anche il più lungo), ogni 10 metri avevamo messo una tacca di riferimento. La prima generazione di velocisti dell'Atletica Rovellasca si è sfidata su questi viali e, cronometro alla mano, Enzo, Corrado ed io facevamo i nostri primi passi e le nostre prime esperienze sportive. Un po' più complicato era quando dovevamo usare gli ostacoli. Bisognava prenderli dalla palestra, caricarseli in spalla, portarli sul viale, misurare le distanze. Ma, soprattutto, stare attenti che qualcuno in bicicletta non ci finisse addosso: dei resto, il viale era di tutti. In mezzo al parco, tra le piante c'era una rudimentale pedana per il salto in lungo. La buca della sabbia, però, fino a una certa ora veniva usata dai bambini, che vi potevano giocare fino a metà pomeriggio, e quindi noi dell'atletica non potevamo che usarla dopo.

Un momento un po' particolare è sempre stato il giorno dei Giochi della Gioventù, in genere a inizio maggio. Sul campo di calcio dovevamo creare una sorta di pista, utilizzando fettucce di tessuto e dei chiodi: ci voleva tutta una mattina per allestirla e come ci arrabbiavamo quando qualche ragazzo strappava i bindelli di tessuto così faticosamente inchiodati per terra. Di quegli anni ricordo ancora alcuni ragazzi particolarmente bravi, dai soprannomi curiosi, come "Yeye" Valerio Pasqual, che insieme ai tre fratelli era una presenza costante al parco. C'erano poi "Fefè" (Giuseppe Cattaneo, buon saltatore in alto), "Teti" (Stefano Carugo), il simpaticissimo 'Tumino", bravo nel lancio dei disco e sempre impegnato a sfidare "Atta" (Massimo Attanasi).

Naturalmente nascevano molte storie d'amore tra adolescenti. Le conoscevo tutte e un po' li prendevo in giro quei ragazzini. Alcune "cotte" si sono concluse bene: la Luisa (Ghezzi) si è sposata coi Riccardo (Lodigiani), un matrimonio tra ostacolisti; Maria Zaffaroni, invece, si è sposata con Loris Franza, due velocisti. Non posso poi dimenticare chi se ne è andato troppo presto, strappato dal destino: Luisa Pedersini, brava ostacolista; Massimo Marnoni, pesista di Bregnano; il velocista Luciano Castelli; Alessandra Carugati, ottima saltatrice in lungo; infine Alessio De Bortoli, che lanciava il disco. Li ho sempre vivi nella mia memoria, anche se sono passati molti anni.

Nella storia dell'Atletica Rovellasca un nuovo capitolo si aprì all'incirca una quindicina d'anni fa, quando il velocista Emilio Moltrasio entrò in nazionale e rischiò di andare alle Olimpiadi. A Rovellasca venne finalmente costruito il centro sportivo, con palestra e pista sintetica. Fu un grande momento, che ci caricò anche di responsabilita' : non avevamo più scuse, con la pista dovevamo per forza raccogliere risultati. E così è stato. Dopo Moltrasio vennero Mauro Re, Sergio Taverriti e Claudio Zanon, tutti vincitori di titoli nazionali nelle categorie giovanili. Con loro si affermò il piccolo miracolo dell'Atletica Rovellasca, che dimostrò come anche in un piccolo paese di campagna, con un po' di ambizione e tanta buona volontà, si potessero tagliare grandi traguardi. Ora che sono passati trent'anni mi volto indietro e mi accorgo che anch'io, piccolo allenatore di campagna, sono cresciuto, imparando un po' da tutti. Si, è stata una grande scuola di vita.


Flavio Alberio




Una storia, tante storie (parte 1)

Quell'anno aveva cambiato il mondo e l'Italia come nessun altro, anche se questo lo avremmo scoperto dopo. Quell'anno, spartiacque tra due ere così vicine e così lontane, quell'anno che aveva battezzato una generazione, ci aveva travolto con i suoi eventi, le sue novità, le sue tragedie. Proprio una tragedia lo aveva inaugurato: la notte dei 15 gennaio un violento terremoto aveva sconvolto la valle dei Belice, nel cuore della Sicilia, facendo 236 vittime e lasciando oltre cinquantamila persone senza una casa, purtroppo per molti anni. Ma altri grandi drammi si erano poi succeduti. Il 4 aprile a Memphis, nel Tennessee, era stato ucciso Martin Luther King, il pastore battista leader per i diritti civili della minoranza nera, scatenando la violenta protesta degli americani di colore. Due mesi più tardi, a Los Angeles, il candidato alla presidenza degli Stati Uniti, Robert Kennedy, fratello dei defunto presidente John Fitzgerald, era stato a sua volta assassinato. Il 20 agosto i carri ar... - continua a leggere...

Una storia, tante storie (parte 2)

Nel suo piccolo il 1973 è un anno storico anche per per l'Atletica Rovellasca, perché si festeggia il primo lustro di vita: è un traguardo importante, la vincita di una scommessa giocata cinque anni prima, tra l'incredulità e lo scetticismo di molti cittadini rovellaschesi, che guardavano sbigottiti quei ragazzini in pantaloncini e canottiera correre per le strade dei paese. Nonostante le difficoltà economiche, la società, stimolata anche dall'ingresso di tanti nuovi atleti, è presente a tutte le principali manifestazioni dei calendario regionale: da Pavia a Metanopoli, dall'Arena al XXV Aprile, non c'è gara in cui i colori rossoblù non siano rappresentati. Il quinto anno di attività vede emergere alcuni elementi di indubbie qualità, a cominciare da Patrizia Rebolini che primeggia nella velocità, arrivando a correre i 60 in 8' netti, tempo di valore nazionale e a tutt'oggi primato sociale. Al termine della stagione, un opuscolo senza troppi fronzoli celebra il quinquennale. Vengono r... - continua a leggere...

Una storia, tante storie (parte 3)

Los Angeles, i Giochi della ripicca, dei contro-boicottaggio: a Mosca era stato l'Occidente a dire no, stavolta la Russia trascina alla diserzione il blocco socialista. Ma gli assenti hanno sempre torto e quando un atleta sale sui gradino più alto del podio ci si dimentica alla svelta di chi non c'era. Così succede quando Alberto Cova domina i 10.000 metri e fa il tris dopo titolo europeo e mondiale, quando Alessandro Andrei lancia il peso più lontano di tutti, quando Gabriella Dorio mette if suo sigillo sui 1500, seppure orfani delle imbattibili russe. L'atletica azzurra conquista anche un argento con Sara Simeoni, oltre a tre bronzi pesanti: quello di Giovanni Evangelisti nel lungo di Lewis e quello dei marciatori Sandro Bellucci e Maurizio Damilano. Cosa di meglio per drogarci di atletica, per stimolare i ragazzi a venire tutti i giorni al campo, per vedere i prati stracolmi di atleti anche con la neve e la pioggia, per riempire le piste il giorno delle gare. Anche a Roveilasca l'... - continua a leggere...

Trent'anni, sembra ieri...

Quante volte ci capita di dire: sembra ieri... Invece, sono passati magari già dieci anni. Eppure è vero, è proprio così. Lo dico dopo aver riletto il mio intervento sull'opuscolo con cui, nel 1989, celebrammo il ventennale dell'Atletica Rovellasca. Non tanto perché il tempo mi sembra volato (ed è proprio volato, credetemi ... ), quanto perché ciò che scrissi allora potrei ribadirlo oggi, senza cambiare una virgola. Perché continuare ancora - ebbi ' modo di sottolineare - in presenza di una continua lievitazione di spese ormai incomprimibili e in presenza di una crisi di reclutamento solo tecnico, ma anche dirigenziale. Oggi la risposta è la stessa di dieci anni fa. Continuiamo perché siamo animati non solo dalla passione per l'atletica e per lo sport in generale, ma anche "dalla consapevolezza di poter portare un messaggio di competenza ed entusiasmo, di onestà e di dirittura morale". il plurale riguarda il sottoscritto e naturalmente tutte le altre persone - i dirigenti, i tecnici... - continua a leggere...

Grazie Atletica Rovellasca

Avere nove anni e non accorgersi che il mondo stava cambiando. Avere nove anni e vivere serenamente felice: famiglia, scuola, compagni, oratorio, tutti positivi. E poi c'era un Burghé brado, vera palestra di crescita esistenziale. Che cosa vuoi di più? Avevi tutto, poco o tanto che fosse, e non volevi altro. Il pallone era un mezzo (e non ancora un fine): lo giocavi con un po' di serietà nella Victor; lo godevi, in modo sfrenatamente libero, in Burghé. E ti bastavano pochi amici per sentirti un eroe. Poi, pian piano, ti accorgesti che quattro fanatici ti stavano rubando il tuo territorio, eludendo la tua compagnia. Chi correva lungo il perimetro e, ogni tanto, riappariva sempre più sudato; chi buttava palle di gomma o di metallo; chi si slanciava sempre più lontano e chi "volava verso il cielo". Ma si divertivano come noi? A nove anni non potevi capirlo; ma per faticare così tanto, qualche interesse dovevano pur averlo. Qualche anno dopo, però, capisti che il semplice divertimento "s... - continua a leggere...

Il saluto del Coni

L'Associazione Atletica Rovellasca celebra il trentesimo anno di fondazione e nello stesso tempo brinda a trent'anni di successi. La storia dello sport italiano è ricca di vittorie prestigiose, frutto diretto e naturale dell'attività di migliaia. di società sportive, di centinaia di migliaia di dirigenti volontari, e ancor più è ricca di milioni di giovani avviati alla pratica sportiva e alla crescita civile. L'Atletica Rovellasca si inserisce in questo quadro in posizione di vertice provinciale e nazionale e spesso viene portata a simbolo positivo. l'attività sportiva può essere svolta in clima di "mordi e fuggi", di consumo rapido, qualche volta anche con risultati agonistici positivi. Ma non è questo l'associazionismo sportivo, non è questo l'Associazione Atletica Rovellasca, che ha sempre voluto, cosi come tuttora vuole, la crescita dei bambino, dei ragazzo nel consesso civile prima ancora della vittoria. E' per questo che partecipo con gioia alla festa per i trent'anni, feli... - continua a leggere...

Non c'è sport senza agonismo

Trent'anni di atletica a Rovellasca. Trent'anni, una vita! Trent'anni di speranze, soddisfazioni, gioie, ma anche, ed è naturale, di delusioni. Trent'anni di impegno, sacrificio, passione. Trent'anni di lotte, sostenute anche dallo spirito di sopravvivenza ma sempre alimentate da un'inesauribile fiducia. la speranza è l'anima della vita; senza di essa, l'uomo muore, s'imbruttisce, falliscel'obiettivo fondamentale: vivere! Mai più di oggi, in una società moderna cosi 'confusa e spaesata' che pare aver perduto i propri orizzonti e, persino, i punti cardinali di orientamento siano essi umani che civili, occorre aver speranza: negli uomini (che recuperino un corretto orientamento sociale), nei cittadini, nelle istituzioni (che escano finalmente dal loro stato di latitanza), nel buonsenso degli operatori sportivi (che sappiano indicare comportamenti coerenti e formativi). fl mondo dello sport e le associazioni dilettantistiche che ne costituiscono la linfa, sono inseriti (per fortuna) nel... - continua a leggere...

Una Grande Scuola di Vita

C'era una volta un ragazzo che tentava di lanciare il disco, si chiamava Mario Barzaghi. C'era una pedana disegnata per terra sul viale dei parco. I suoi lanci, corti, disegnavano traiettorie particolari, tanto che i rami di alcune piante vicine subivano una potatura involontaria. Mi capitava di passare di lì la sera. E, un po' per salvare le piante un po' per recuperare il disco che per la verità andava un po' storto, ho cominciato a dire a Mario di tirare più piatto: tieni la mano così, il piede così, le spalle più alte... Sono stati questi i miei primi consigli da allenatore, che venivano dai ricordi delle mie esperienze nei primi Giochi della Gioventù, dove nel getto del peso ero arrivato sino alla finale nazionale di Roma. Che fine ha fatto Mario Barzaghi? E' diventato enologo, si interessa di vini, e ha messo su famiglia in Piemonte, dalle parti di Ghemme. In quegli anni il parco era il nostro centro sportivo e i viali erano la nostra pista. Avevamo misurato tutti i giri poss... - continua a leggere...

La mia seconda famiglia

1969-1999: un compleanno da condividere con il sottoscritto, visto che di anni ne ho appena compiuti 32. E più di 20 li ho vissuti in questa "famiglia", la mia seconda famiglia, con la fortuna e la gioia di godere assieme tanti momenfl belli, come quando si andava in pullman ai campionati italiani o alle gare regionali e ogni trasferta era una festa. Da quando ho iniziato, nel '76, l'atletica è stata l'unico "amore" della mia vita sportiva. E più crescevo, più mi piaceva, non ne potevo fare a meno. lo mi accorgo dei tempo che passa solamente quando compio gli anni, o quando li compiono gli altri, o quando mi tornano in mente le gare e le vittorie importanti, o quando gli amici mi ricordano dei titolo italiano vinto nel '95, dei titolo mondiale militare conquistato nell'89, dei campionato italiano juniores dell'86, dei record allievi dell'82, della mia prima maglia di campione provinciale. Quand'era? Mi pare il '78, sì era il '78. Mamma mia, ne è passato di tempo. Ma nonostante ciò, p... - continua a leggere...

Genitori, un anello importante

Nel momento in cui il proprio figlio inizia a praticare uno sport, sorge sempre la preoccupazione che trascuri la scuola, le altre attività e, perché no, anche la famiglia. Ma quando si vede che il proprio figlio raccoglie le prime soddisfazioni, si capisce che il suo sacrificio viene premiato e, allo stesso modo, viene premiata la sua passione. Ed è proprio la passione che lo porta a continuare. Ma se questa passione prevale su quelli che sono i "doveri" di un giovane? La fiducia verso il proprio figlio è fondamentale, affinché si senta responsabile delle sue scelte e sia pronto ad affrontare, anche da solo, alcuni errori. Se la passione per l'atletica è forte, non lo allontanerà dai suoi compiti perché, proprio in quanto passione, si "fonde" omogeneamente con tutti quelli che sono gli stadi della crescita: si, perché praticare uno sport non significa solo sviluppare la muscolatura, ma significa anche maturare. Situazioni positive e negative, nell'ambito sportivo, aiutano a capire ... - continua a leggere...

Psicologia dello sport: 30 anni di evoluzione

Per ovviare alla storica carenza di impianti nelle scuole elementari, all'inizio degli anni 70 un assessore di Torino ricorse a una struttura mobile. Quel camion corredato di tutto punto sembrava un moderno carro di Tespi. Vi sostavano, a pieno carico, materassini e poi ritti, un'asse di equilibrio e qualche pallone, perché i momenti ludici... mai devono mancare. Nelle scuole interessate al progetto la cosa piacque, sembrava che in quel minestrone gli ingredienti ci fossero tutti, e fossero tutti saporiti. Ma la cosa nacque e spar1, a fine anno, senza che nessuno ne lamentasse la scomparsa. In quel medesimo 1971 una legge (la 820) differenziava la scuola fra tempo pieno e tempo definito e poneva il problema dell'insegnante specialista. Si sosteneva da più parti che il docente diplomato all' Isef desse maggiori garanzie perché i contenuti dei suo sapere erano più ampi. Per la prima volta emersero termini orribili (ma di meglio non c'era) come la interdisciplinarietà, per alcuni insegn... - continua a leggere...

  • Una storia, tante storie (parte 1)

  • Una storia, tante storie (parte 2)

  • Una storia, tante storie (parte 3)

  • Trent'anni, sembra ieri...

  • Grazie Atletica Rovellasca

  • Il saluto del Coni

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